Storia di un Uomo Marrone

Questa storia è il secondo capitolo di Uomini a Colori e fa parte della raccolta Favole politiche. Le altre storie verranno pubblicate su questo blog per ricevere aggiornamenti puoi seguire Parole Povere. Il capitolo precedente era Storia di Un Uomo Nero

C’era una volta un uomo marrone. Per essere più precisi, era un individuo sgradevole, dai modi scortesi e dall’aspetto minaccioso, che in genere vestiva di marrone e che, per comodità, chiameremo l’uomo marrone. Era un tipo taciturno, dall’espressione sempre seria e accigliata, e, come attività principale, estorceva denaro ai commercianti di una piccola ridente cittadina affacciata sul mare mediterraneo chiamata Pizzo Macabro.  

Si diceva potessero succedere cose molto brutte ai figli di coloro che non pagavano, tuttavia non si sapeva esattamente quali cose, perché, nessuno si era mai azzardato neanche a ritardare nei pagamenti. Per chiarire il concetto, si usava dire che l’uomo marrone riscuotesse il prezzo della protezione, che offriva ai commercianti. Era un concetto un po’ curioso, se consideriamo che l’uomo marrone si faceva pagare per proteggere i commercianti da sé stesso. 

In quel paese viveva una bambina di nome Rosamaria, un tipo abbastanza particolare, tenuto conto del fatto che era riuscita a far cambiare mestiere all’uomo nero, che viveva sotto il suo letto, dal momento che questi non riusciva a farle paura. Un giorno la bambina si accorse che suo padre, Carmelo, era molto triste e preoccupato e, decise di indagare sulle ragioni di quel malessere. Nonostante il padre cercasse di tenere la bambina il più possibile a riparo dalla verità, sua figlia era un tipo sveglio e riuscì a capire in fretta, che la causa di tutto era l’uomo marrone e le sue richieste, che si erano fatte ormai troppo esose. 

Carmelo, insieme agli altri commercianti di Pizzo, aveva paura di non avere abbastanza soldi per pagare il prezzo della protezione e temeva che potesse accadere qualcosa di brutto alla sua bambina. Rosamaria voleva aiutare suo padre così, come tutte le volte che aveva un problema da risolvere, si chiuse nella sua stanza con un pacco di plum cake e con il Sileno Socrate, che era un peluche della serie “la bella e la bestia” e conteneva le soluzioni di tutti i problemi, a patto di sapergli fare le domande giuste.

Dopo una decina di minuti di dialogo costruttivo col suo pupazzo preferito , le venne in mente un’idea per risolvere una volta per tutte il problema dell’uomo marrone. Per farlo, tuttavia gli occorreva l’aiuto del suo amico Bobo, un uomo nero che viveva sotto il suo letto e che di recente era diventato una star dei videogiochi in realtà aumentata.   

Quella sera stessa tutti i commercianti di Pizzo macabro furono riuniti in piazza ed ascoltarono il discorso che Bobo si offrì di tenere su richiesta della bambina.  

“Tempo fa ero disperato, perché non riuscivo a spaventare la mia bambina-obbiettivo e quindi credevo di non essere più in grado di portare a termine il compito della mia vita. Poi Rosamaria mi ha aiutato: mi ha preso per mano e mi ha mostrato che, anche se il mondo cambia, noi tutti possiamo adoperarci per trovare il nostro posto. Io ci sono riuscito e sono convito che possiate riuscirci anche voi.” 

I commercianti ascoltavano in silenzio, ma non comprendevano dove Bobo volesse andare a parare. 

“Quello che conoscete come l’uomo marrone, non è un vero uomo, ma uno scarafaggio travestito. Riesce a spaventarvi quando vi avvicina uno alla volta, perché usa contro di voi l’amore che avete per i vostri figli. Voi dovete invece affrontarlo tutti insieme e a quel punto non potrà più farvi del male.” 

Quelle parole suonavano molto bene, raccontate lì in piazza, in un momento in cui l’uomo marrone non era presente. Ben diverso era però doverlo affrontare, quando con suo volto scuro e l’espressione minacciosa si presentava dai singoli commercianti a battere cassa. Dunque, anche se tutti erano in linea di principio d’accordo con quel discorso, nessuno se la sentiva di impegnarsi a reagire quando sarebbe venuto il momento. 

“Non dovrete agire da soli” disse Rosamaria che, parlando col Sileno Socrate, si era ricordata di un vecchio adagio che ripeteva spesso suo nonno, talvolta, quello che risulta arduo o finanche impossibile al singolo, può risultare agevole ai molti, tanto che si suole dire che “l’unione fa la forza.”  

“Domani sera convocheremo lo scarafaggio travestito da uomo in questa stessa piazza e gli diremo che nessuno di voi pagherà mai più la protezione e che, anzi, lui dovrà lasciare questo paese, dove mai più nessuno sarà disposto a cedere alle sue estorsioni.” 

I commercianti non erano molto convinti e l’uomo marrone incuteva una certa paura anche affrontato insieme agli altri. Tuttavia, come previsto dalla bambina, il coraggio che mancava ai singoli, fu trovato dalla comunità che, la sera successiva, affrontò il perfido criminale e lo esiliò per sempre da Pizzo Macabro. 

Per qualche tempo la serenità tornò nel paese e tutti furono molto grati a Rosamaria per averli aiutati a liberarsi dell’uomo marrone. Qui il racconto potrebbe terminare col più classico dei “e vissero tutti felici e contenti” se non fosse che, dopo qualche tempo, l’uomo marrone tornò con dei rinforzi per imporre nuovamente il proprio controllo sugli abitanti del paese. 

Lo scarafaggio disse che tutti meritavano una terribile punizione e che avrebbe dovuto divorare tutti i bambini della città, per dimostrare cosa accadeva a chi rifiutava di pagare la protezione. Dopo aver raggelato tutti con quell’affermazione, aggiunse che, tuttavia, anche gli uomini marrone, per quanto ben nascosto, avevano un cuore, dunque la terribile punizione sarebbe stata convertita in un castigo destinato ad una sola bambina: Rosamaria, colei che aveva dato inizio a quella rivolta, avrebbe pagato per tutti.  

Bobo, che ancora conservava residui di un senso dell’onore molto diffuso in altri tempi, invitò tutti a ribellarsi, a combattere gli scarafaggi e a ricacciarli fuori dal paese. Uniti avevano trionfato una volta e potevano farlo ancora, gli uomini marroni non erano poi tanti e di sicuro in numero molto inferiore agli abitanti della città.  

Ma lo scarafaggio travestito da uomo, che in fin dei conti voleva solamente continuare a incassare soldi, rilanciò con una proposta, che nessuno si sarebbe sentito di rifiutare: avrebbe risparmiato la vita di Rosamaria, in cambio del negozio di suo padre. Li avrebbe dunque, lasciati andare via da Pizzo entrambi vivi e avrebbe accordato a tutti gli altri una riduzione sul prezzo della protezione. Ma la scelta andava fatta in fretta e senza indugi. 

Talvolta nelle favole e nelle leggende accadono cose meravigliose e i personaggi danno prova di coraggio e nobiltà d’animo. Gli abitanti di Pizzo Macabro, non solo coraggio non ne avevano, ma non ritenevano neanche di poterselo dare. Così accettarono la proposta degli uomini marroni e invitarono Rosamaria ad andarsene insieme a suo padre.  

Quella sera stessa padre e figlia raccolsero le poche cose che riuscivano a portare e andarono via. Bobo aveva fatto fortuna in una grande città al di là del mare e fu molto contento di aiutarli a costruirsi una nuova vita. 

A Pizzo Macabro la vita riprese tranquilla e a nessuno venne mai più in mente di rivoltarsi contro l’oppressione degli scarafaggi. In fin dei conti tutti pensavano che, pagando la protezione agli uomini marrone, non si stava poi così male. 

@parolepovere

Pubblicato da Massimo Famularo

Investment Manager and Blogger Focus on Distressed Assets and Non Performing Loans Interested in Politics, Economics,

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